


Polvere, sudore, fatica. Tanta fatica.
Non c’è miglior modo per descrivere l’Eroica, che da 29 anni va in scena a Gaiole in Chianti per mettere alla prova gli amanti del ciclismo di una volta su percorsi durissimi, attraverso i più bei paesaggi che la Toscana ha da offrire.
Il percorso lungo da 210km (di cui 100 di strade bianche) per 4000m di dislivello è l’opzione più ardua e, ovviamente, quella scelta da Filippo Codeluppi, con la sua Colango Sport dell’82, e Simone Incerti.
Partiti alle 5 e arrivati alle 19, le strade toscane hanno messo a dura prova i due baldi giovani: nonostante la forma fisica di tutto rispetto, salite in doppia cifra affrontate con rapporti da muli e sterrati sconnessi percorsi su bici d’epoca decisamente non progettate per il comfort, non possono che essere risultati nel completo sfiancamento del corpo.
A lenire leggermente la sofferenza è stata la presenza di ristori da sogno (di cui Filippo è grande fan) e panorami mozzafiato, a partire dall’alba sulle crete senesi, passando per le colline di Montalcino fino a tutti i paesini toscani dove il passaggio dei ciclisti si trasforma in festa.
L’Eroica è, a mani basse, uno degli più duri che un ciclista possa provare in vita sua…non puoi capirlo finché non la provi.
Il male alle gambe, i crampi, la salita affrontata chiudendo gli occhi, mentre pensi: “una pedalata alla volta”.
Tutta la forza che hai in corpo per fare girare i pedali una volta.
Ancora una volta.
Poi arrivi in cima, riprendi fiato, le gambe pulsano, la mente è libera, il cuore è pieno.
Son cose che nel ciclismo di oggi, fatto di watt, medie orarie e aerodinamica non esistono più.
E forse è proprio questo il segreto dell’Eroica: fare un passo indietro, un ritorno al passato, alle cose semplici, come la pura e dura sofferenza per arrivare in cima a quella salita.
L’Eroica non è solo uno degli eventi più duri in assoluto, ma anche uno dei più emozionanti.
Ed è proprio per questo che mentre sei lì, la sera, a mangiare quel piatto di pasta e quel bicchiere di Chianti che hai aspettato tutta la giornata, con il corpo distrutto, non puoi fare a meno di proiettarti già a quando un anno dopo riattaccherai il numero sulla maglia in lana per ripartire per un’avventura che ogni anno si rivela indimenticabile.
